"Il dipinto non può vivere nell'isolamento. Ha bisogno dello sguardo di un osservatore sensibile per potersi ridestare e sviluppare. Senza quello sguardo il dipinto muore. Ogni volta che ci si congeda da un'opera e la si consegna al mondo si compie un gesto rischioso e spietato. Quante volte il nostro dipinto sarà irrimediabilmente offeso dallo sguardo volgare o crudele di coloro che vogliono riempire l'intero universo della loro meschinità, della loro impotenza!"
"Un quadro vive in compagnia, dilatandosi e ravvivandosi nello sguardo di un visitatore sensibile. Muore per la stessa ragione"
Qual'è il colore di un'emozione? che colore ha l'animo umano? Al Palazzo delle Esposizioni a Roma è possibile scoprirlo fino al 6 gennaio. La mostra dedicata a Mark Rothko riesce ad aprire una finestra su noi stessi, ci isola dal mondo circostante, dal concreto, dal percepibile e ci trasporta all'interno delle sue tele, enormi, monumentali, in un bagno di colore. La sensazione è intensa ma, bisogna lasciarsi alle spalle qualsiasi giudizio o preconcetto.
Rispetto al post "golpe democratico" ho trovato molto pertinente il "cadeau" di em(grazie di cuore) :
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire ciò che succede, di conoscere ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentati di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere.
(pasolini, pier paolo 14 novembre 1974. Il romanzo delle stragi. – Gli Elefanti in SCRITTI CORSARI Garzanti – )
Grazie alla segnalazione di gaz ho scoperto che il corto pubblicato a settembre 2006 non è più online per colpa della violazione dei diritti della National Film Board of Canada...ma io insisto!
"Ryan", 2004, 8’, regia di Chris Landreth, premiato nel 2005 con l’oscar per il “miglior corto d’animazione” narra la vita del disegnatore Ryan Larkin considerato, negli anni ’70, un genio visionario e straordinariamente creativo ridotto a mendicare per le strade di Montreal. Di seguito riporto la traduzione alla recensione apparsa sul sito Exibart.com: «Tutto il film è in 3D – ma i personaggi e la caffetteria in cui si svolge l’intervista sono resi in ciò che Chris Landreth stesso chiama “psicorealismo”. I volti dei personaggi sono fotorealistici, ma distorti in una dimensione psicologica. La storia stessa subisce questa distorsione, quando il personaggio di Chris realizza che l’intervista realistica sta diventando contemporaneamente anche un documentario su se stesso. Così Landreth riesce a capovolgere l’idea del film-documentario e le immagini fotorealistiche in 3D in una nuova forma, aprendo la porta a rinnovate possibilità di racconto per i film d’animazione. “Ryan” in realtà è un film sul passaggio dalla considerazione della realtà oggettiva e trascendente all’analisi del pensiero umano in tutte le sfumature emotive e psicologiche. La stessa che separa la società meccanica e seriale da quella elettronica e individuale. Un’opera cinematografica che ci fa vedere tutti i piani dell’incredibile complessità, del caotico disordine, affascinante, ma sempre conflittuale, che, con un termine ottocentesco, continuiamo a chiamare “natura umana” ».