5 commenti lunedì 24 settembre 2007


...fino a 2 giorni fa pensavo che i treni fossero utili solo per viaggiare...

2 commenti mercoledì 19 settembre 2007



Il rosso è il colore per eccellenza.
Il primo ad essere riconosciuto dai neonati, il primo ad ottenere un nome dalle varie civiltà, il colore della passione, dell'amore, del dolore, del potere. Caravaggio ha con il pigmento rosso un rapporto complesso e mai banale. Ne elabora la tonalità, gli attribuisce un ruolo fondamentale con luce e collocolazione. Nella "morte della Vergine" lo rende protagonista di uno dei capolavori più discussi e amati dell'artista.
Nel quadro il pigmento rosso avvolge, veste la morte stessa. La Vergine viene rappresentata come nessuno mai aveva osato fare. La morte assume importanza grazie all'umanità che il momento infonde alla madre di Cristo e, la solennità violata dal trapasso viene restituita e caricata di significato proprio dalla veste rossa della Vergine e, soprattutto, dal drappo che sovrasta l'opera. Rispetto all'iconografia classica, nell'osservare la Madonna, ci si sente vicini alla sua morte, al suo corpo, umano, reale, vero (tanto che all'epoca il Caravaggio fu accusato di aver utilizzato una prostituta annegata come modella) e, il drappo rosso apre il sipario su uno dei momenti più drammatici e solenni del nuovo testamento. Caravaggio riuscì a ridurre le distanze tra Chiesa e fedeli più di quanto non riuscì a fare lo stesso Stato Pontificio.

3 commenti giovedì 13 settembre 2007

6 commenti mercoledì 12 settembre 2007


Per ottenere l'azzurro di lapislazzuli si deve procedere nella seguente maniera:

1) La pietra di lapislazzuli va ridotta in pezzi piccolissimi che, messi assieme in un un crogiuolo, si fanno arroventare a fuoco vivo in modo renderli puri e friabili. Nell'antichità, quando era molto più semplice trovare questa pietra, la si doveva bruciare per ben quattro volte consecutive, spegnendola ogni volta con aceto bianco distillato ottenendo così una maggiore purezza e friabilità per l'eliminazione di tutte le parti solforose.

2) Dopo avere tritato la pietra si scelgono soltanto i pezzi azzurri, continuando a tritarli fino ad ottenere una polvere finissima ed impalpabile.

3) La polvere raffinata così ottenuta viene poi amalgamata con una pasta formata di resina di pino 1 parte, pece greca 1 parte, cera vergine 1 p., trementina 1 p., olio di lino 1/3 di parte. Fondere quindi l'impasto e polvere a fuoco lento (metà pasta e metà polvere di lapislazzuli). Una volta fuso l'impasto, occorre gettarlo nell'acqua soltanto nel momento in cui sta per raffreddarsi, poi con le mani unte di olio di lino, se ne forma un pastello da lasciare nell'acqua per alcuni giorni.

4) Passato tale periodo, occorre maneggiare di nuovo il pastello entro due catinelle d'acqua tiepida finché non darà più colore. La polvere di lapislazzuli che andrà a depositarsi nel fondo della catinella, liberata dall'acqua, dovrà essere messa ad essiccare. Dal pastello si può ricavare una cenere di oltremare aggiungendovi per quattro volte dell'olio di lino e facendolo liquefare a bagnomaria. Depositata che sia la cenere, la si lava ripetutamente e la si lascia seccare.

2 commenti giovedì 6 settembre 2007


...Penso che, più che da signora, una contadinella sia bella vestita com’è con la sua gonna e camicetta polverosa e rappezzata, azzurra, cui il maltempo, il vento e il sole danno i più delicati toni di colore. Se si veste da signora, perde il suo fascino particolare. Un contadino è più vero coi suoi abiti di fustagno tra i campi, che quando va a Messa la domenica con una sorta di abito da società.
Analogamente ritengo sia errato dare a un quadro di contadini una sorta di superficie liscia e convenzionale. Se un quadro di contadini sa di pancetta, fumo, vapori che si levano dalla patate bollenti
-va bene, non è malsano; se una stalla sa di concime -va bene, è giusto che tale sia l’odore di stalla; se un campo sa di grano maturo, patate, guano o concime -va benone, soprattutto per gente di città.
Quadri del genere possono insegnare loro qualcosa. Un quadro non deve necessariamente essere profumato...

(tratto dalle lettere di V. Van Gogh al fratello Teo)